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Passere: tutto quello che c’è da sapere sugli uccelli (?)

Buongiornissimo!
Quello che faremo oggi è più una riflessione che una discussione, cara lettrice o caro lettore (e qui fare una distinzione di dotazione organica è importante), e per far ciò utilizziamo il fumetto auto-prodotto di Franziska: Il PrincipeNE azzurro & la PrincipasseRA.

Parliamo di una lettura femminile?
Se non dovessi pensarci direi di sì, e se dovessi dare una motivazione direi che parlare di problemi sentimentali amorosi stabilisce automaticamente una netta distinzione. Poi ripenso a quanto il maschilismo mi coli sulle spalle con questa affermazione e non saprei più che dire. Dunque, leggendo questo fumetto dal titolo birichino mi viene automatica una seconda domanda:

Che cosa determina se una lettura sia femminile o maschile?
Da quello che ho imparato non è tanto quanto riguarda la tematica, ma il suo sviluppo. Mi hanno insegnato che (a grandi linee) i maschietti tendono a mostrare ciò che è azione e pratica, mentre le nostre sinuose e affascinanti nemesi prediligono la relazione (e per questo il grave errore sulla tematica).

Sottolineando più e più volte, fino a strappare il foglio, che io non sia proprio certo di quello che sto scrivendo – e che se tu volessi commentare potrebbe diventare davvero una piacevole discussione sull’argomento – proviamo ad andare a fondo nell’anima del fumetto.

Cosa mi hanno ricordato le disavventure amorose della protagonista Turchese?
Una vocina nella testa mi minaccia, con un coltello sulla giugulare di una sinapsi, di non menzionarlo ma lo farò comunque: mi ricorda il nostro caro e conosciuto e stimato e waw-il-mio-fumettista-preferito e basta , Zerocalcare! (Fuochi d’artificio pum rupum trattapapam)
Mi spiego subito. Cosa fa la rock star dei fumetti? Non traccia una storia con inizio, svolgimento e fine, ma ti parla della sua vita, problemi e timori annessi (praticamente solo questo). Ed è strano perché è un uomo! urla il piccolo maschilista che è in me. Non porta avanti una vera e propria narrazione – e quando ci prova non viene molto considerato (vedi Dodici) -, ma tutti turbamenti interni e dintorni.
E siamo tutti d’accordo nel dire che parte del suo successo sia dovuto al fatto di far ridere (ho una personale teoria che dice: la comicità aiuta a farti conoscere su larga scala, la profondità (e tristezza) invece di aiuta a fidelizzare il pubblico. Calcare fa entrambe le cose e BAM!).

Ma torniamo a noi.
Torniamo al momento in cui al Cartoomics di Milano ero in piedi allo stand di una ragazza con i capelli turchese che mi dedicava la mia copia e una parte di me diceva che è bello esplorare il mondo della auto-produzioni e scoprire tutto quello che c’è in piazza. L’altra osservava che cazzo, un libro su donne che parlano di cazzo, cazzo! (La mia parte maschilista è fallocentrica).
Insomma, ammetto che mi sarei aspettato di annoiarmi dietro i deliri di una ragazza e le sue problematiche. Di trovarmi di fronte a qualcosa che non portasse a nulla. E per certi versi è così. Le vicissitudini della protagonista non hanno un senso narrativo, ma solo un filo conduttore del Principene, che si palesa nella mente della protagonista, formato dalla insoddisfazione (sentimentale… forse). O almeno questo vale nel primo volume.

E allora?
Che si fa? Non proviamo nemmeno a leggerlo? No, dai. Diamole una possibilità. E allora ho letto una pagina. E poi quella dopo. E poi quella dopo. E quella dopo ancora. E ogni fallimento amoroso – o sessuale – che Turchese (la protagonista) incontra io mi rispecchio. Ma non in lei (non lo dite a mia madre, ma ho il pene), ma nei deludenti ragazzotti! E paranoico come sono mi chiedo, ma io potrei fare una cosa del genere? Ma avrà mai pensato questo una ragazza di me? Ecco, allora persone che non la pensano così esistono!
Dei trip personali che mi hanno avvicinato, anche se da un lato diverso da quello che dovrebbe, al personaggio. Questo mi ha portato a voler sapere qualcosa di più su questa ragazza romana – che avrei paura ora di incontrare – e so che potrei farlo leggendo il seguito. E so che lo farò.

E quindi: dovremmo noi maschietti leggere queste cose?
Secondo me la risposta più normale e sensata è che leggere tutto non può far male, ma al contrario arricchire

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