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Sudario Brando e i mille e un Fgius!

Di Gimmi

Parlare di Fgius! è apparentemente semplice. Ti emulo quello che capita quando lo prendi in mano:

“Beh, si ecco. Questo è un albo, credo, con… con delle storie che parlano di… Cioè, si potrebbe definire una raccolta di racconti. Anche se… ecco… Ci sono delle…”
“Lo stai tenendo al contrario”
“Ah…”

Quindi partiamo con il dire che cosa non è:
Non è qualcosa di già visto (anche se si può credere del contrario); non è una raccolta di racconti, perché banalmente un racconto ha una struttura narrativa, per quanto breve. Sono più spunti di genialità (ma a quest punto ci arriviamo); non è brutto, anche se qualcuno potrebbe dire che questa affermazione sia opinabile (e anche a questo ci arriviamo dopo, dato che è lo stesso punto di prima).

Se dovessi dare una definizione di cosa è – invece – direi che è una rivista, pensata e disegnata dal signor Sudario Brando, con del materiale geniale all’interno, che ha qualcosa di vecchio (per la questione rivista, anni ’80, cose già viste), ma con un contenuto moderno. Contenuto moderno geniale.

Ok, ok. Evidente che io sia di parte e che a me sia piaciuto.
Il punto è (il punto di cui dicevo prima che ci saremmo arrivati, ed eccoci qui) che all’interno c’è del nonsense, che però a senso. Ha una sua dimensione. Una sua logica nell’essere illogico. Dicevo prima – appunto – che per alcuni una cosa del genere è opinabile perché, giustamente, può non piacere a tutti. Ma secondo me questa affermazione che ribatte la mia di affermazione è altrettanto opinabile (opinabile è la parola del giorno).
Perché? Presto detto.

Se noi immaginassimo il nostro orizzonte (barra) cultura, come una stanza – o meglio! – una membrana, ricoperta di placenta materna di una saggezza dei secoli, noi vivremmo all’interno di questo spazio stretto. E per viverci, pensare e – perché no? – creare all’interno dobbiamo farci spazio. Spingere queste pareti mollicce e allargarle. E allora ti guardi intorno e vedi il lavoro che hai fatto soddisfatto e alla domanda, cosa ascolti?, rispondi fiero: vado in disco fino a spaccarmi le gambe ballando a ritmo di tunz tunz, ma la mattina dopo smaltisco l’hangover ascoltando Jaco Pastorius.
Avere un’apertura simile da non aver pregiudizi, accogliere quello che viene e farlo proprio anche se indirettamente. Banalmente (forse) la cultura serve (anche) a questo: a non aver pregiudizi.

Mi stai seguendo o ti ho perso a tunz tunz?
Per farla semplice leggere qualcosa di – finalmente! – nuovo, per quanto esca dagli schemi narrativi, che ti presenti una nuova struttura di intrattenimento, aiuta a fare quello sopracitato. E se posso, qualcosa che fa questo io lo considero, in oltre, arte.

Cazzosì, l’ho detto!
Arte, porcopanettiere (che porcaputtana è maschilista), senza stare a pensare troppo a spaccarci testicoli e ovaie sul concetto di arte. Qualcosa che banalmente va un po’ più in là. Che prova, sperimenta, azzarda e lo fa in modo unico.

Non basta?
E se aggiungessi che, ogni singola copia venduta, il signor Sudario l’ha personalizzata? Cioè, vedi la copertina di questo articolo? Una testa rossa su sfondo bianco, giusto? Ecco, per ognuna (a meno che qualcuno non l’abbia voluta bianca, cosa che penso sia successa) di quelle copie l’ha personalizzata disegnando un volto di un personaggio richiesto dall’acquirente. E lui si è messo lì, per ciascuno, a disegnare e colorare il faccino rendendo ogni copia unica dal punto di vista della copertina!
Mapporcaputt… nettiere. Non è la dedichina da un minuto e trenta, per quanto bella e originale possa essere, che fanno i disegnatori sotto i colpi di frusta dei fan, ma una performance su copertina.
Non ti sballa a dismisura questa cosa?

Comunque, facendo il punto.
Fgius! è qualcosa di nuovo, bello, geniale (anche geniale è la parola del giorno) e che chiunque dovrebbe leggere per dare un po’ di spazio a quel buco di culo che chiama cultura. Quello che c’è dentro non ve lo nomino nemmeno, perché riassumerlo sarebbe come spiegare un sogno. Non saprei da dove iniziare.

Quindi. Smetti di fare affermazioni opinabili (era un po’ che non lo scrivevo) e vai subito ad acquistarne uno.
Che la vita è troppo breve per non aver letto Fgius!

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