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Più che Demo, Beta

Di Gimmi

Ora davvero vorrei che uno che abbia letto Demo della Edizioni BD, esca dalla sua nicchia, indossi una faccia tosta e mi scriva perché questo fumetto è bello.

Mi rendo conto di iniziare in modo diversamente-simpatico questo articolo. E vorrei scrivere solo di cose che mi sono piaciute a pacchi. Ma mi rendo conto che non sia possibile, e non mi va di parlare male di qualcosa solo per parlarne male.
Quindi cerco ferocemente il confronto (che preferirei non fosse altrettanto feroce), perché nemmeno nella mia panetteria di fiducia mi hanno risposto che non l’hanno letto.
Ma io – nel mio cuoricino emaciato – sento che c’è qualcosa che mi sfugge. Non riesco a cogliere qualche particolare che mi faccia vedere in un’ altra prospettiva la situa. Quindi, nella speranza tu possa smentire tutto quello che sto per scrivere, mi appropinquo a gettare brutte parole e cattivi concetti su queste pagine.

Attraverso diciotto bellissime storie autoconclusive su ragazze e ragazzi con poteri speciali, DEMO racconta le vite ai margini e snodi cruciali per la scoperta di se stessi, in un mondo in cui l’essere diversi genera paura.

Quello che vedete qui sopra è la citazione di ciò che la Edizione BD ha inserito sul retro copertina e noi adesso andremo ad analizzare quelle che io reputo un po’ delle bugie bricconcellose. (E poi volevo mettere una citazione in WordPress, che non l’ho mai fatto).

NOTA: “E cosa doveva mettere nel retro, che fa cagare?!” potresti dire. È vero, è vero. Ma permettimi di sentirmi un po’ preso per il culo.

Attraverso diciotto bellissime storie autoconclusive, e già qui si cominciano le menzogne, non tanto sulla bellezza di tali, che vabbè, pure il superlativo!, ma quanto per la parola “autoconclusive”. Difficile spiegare su due piedi cosa sia la conclusione di una storia. Un po’ è semplicemente il fatto che la senti finita, un po’ – invece – è che non ci sia più altro da raccontare in quella vicenda (caso a parte sono i finali aperti alla Inception, che sono volutamente stronzi). Quindi io mi aspetto che qualcosa venga concluso, e invece no!
NO!
Invece no!
Lo ripeto, no!
Ci sono storie di cui i suddetti “poteri speciali” (di cui trattiamo tra un momento perché anche qui ce n’è da dire), si scoprono alla fine e ti affiora dalle labbra un: “e allora?”. Per farvi capire è come se voi guardaste un cortometraggio e vedeste che un simpatico stregone vestito di grigio andasse in un simpatico villaggietto di ometti dai simpatici piedoni pelosoni e (hai visto Il signore degli anelli, vero? Cioè, sto parlando di questo, penso si capisca) e lo stregone va da uno e ci fa “Guarda qua, bro, Questo è un anello creato da un tiranno e ora andiamo a buttarlo in un vulcano” – “Ok”. Fine.
Ma non vi girerebbero le ghiandole riproduttrici?

Ora forse qualcuno dirà che a Gimmi non piacciono questo genere di cose ma che al mondo ne esistono. Infatti poco fa Netflix ha fatto uscire una serie chiamata Love, Death + Robots che… esatto!
Esatto!
Se l’hai vista l’hai già capito.
Io litigo con il mio amico Febo (che saluto) perché a lui non è piaciuta e a me si! Alcune di più e alcune di meno, ovviamente. Non si possono definire racconti brevi (a eccezione di qualcuna) perché non hanno un vero e proprio sviluppo narrativo, ma più un incipit di storia. Ma va bene! Perché sono ideate per essere tali. Ma in Demo succede più tipo, che boh. Ti porto fino a dove potrebbe cominciare una figata e poi ti lascio lì, a guardare quello che non puoi avere.

Andiamo avanti.
Con poteri speciali. Allora, diciamo che il binomio poteri speciali e adolescenza sia un’abbinamento grandioso (a chi non piace Spiderman?) – tralasciando il fatto che alcuni dei protagonisti non sono proprio quei teen di primo pelo guardandoli in faccia, ma vebbé -, vediamoli un po’ insieme quali sono questi poteri: prevedere il futuro, ok. Super forza, va bene. Immortalità, siii. Cannibalismo, eh? Maniacalità, ma che..? Ossessivo compulsivo, stiamo parlando della stessa cosa?
Alcuni non li trovo super poteri (ma forse sono troppo stupido o esigente io. Forse dovrebbero essere viste come cose più ampie. Come caratteristiche. Forse – e dico forse – non dovrei andare a cercare il pelo nell’uovo. Sorvolare su ciò, l’importante è che siano raccontate bene…

Ma qui c’è l’altra cosa che mi scazza un po’.
Spiderman è un raga… come? L’ho già citato e poi pare che abbia un cultura pop scarsa e la gente mi urlerebbe che non dovrei scrivere e sono una piccola merda attaccata alla suola dello stivale che a qualcuno piace chiamare “casa nostra”? Ok, cerchiamo di salvare le apparenze. Da capo.

Ma qui c’è l’altra cosa che mi scazza un po’.
Sapete quali sono gli episodi più belli (per me) di quel déjà vu gigante che è Dragonball Z? I cinque episodi in cui si parla di Gohan che fa il super eroe. Perché si trova a fare i conti con la sua vita privata e da eroe che si accavallano (*Coff* Spiderman *coff coff*) ed emergono i problemi. Fantastico!
Qualcosa che ti rende migliore di altri diventa il tuo problema. Non dico che in tutte queste diciotto storie non ci sia un elemento del genere. Non dico nemmeno che debba essere sempre così marcato. Ma se io sono un soldato dalla mira che Deadshot mi fa un grilletto, e sono in guerra, e non voglio uccidere nessuno, e voglio andare a casa da mia figlia neonata anche se questo mi farà odiare dalla madre perché non porto la pagnotta e di tutta questa storia la mia mira non è risultata incisiva per nulla, allora forse forse ho l’ideuzza che quel super potere sia stato un poco incastrato a forza.
Che poi questo racconto (che ho lievemente spoilerato) è quello che mi ha preso di più. Con un tema interessante e emotivo a stecca.
Ma perché la super mira?!

Quindi, non so. Non mi ha convinto moltissimo.
E secondo me, tolte tutte queste osservazioni, perché poi alla fine può essere bello anche di per sé, che magari dici, non fossero state messe in questa cornice super eroistica alcune cose non me ne sarei accorto. Ok.
Ma la cosa che proprio mi porta a dire Meh! e a mio avviso è una pecca pesante è raccontare parte di quelle storie. Sembra una cattiveria, ma intendo che viene raccontata la storia in sé (la parte interessante, diciamo) . Per essere più preciso in alcune storie o è tutto un flashback del personaggio di turno o semplicemente è lo stesso personaggio che racconta e ti dice “tutto è cominciato quando stavo defecando nel bagno di una centrale nucleare” (per fare un esempio inesatto).
Esiste una regola nella narrativa che fa “Show don’t tell” che per i pochi di voi che non sanno il polacco, vuol dire: mostra, non dire (spiegare). E cacchio se è detto (spiegato). Un sacco di dialoghi. Ma fatemi vedere cosa comporta il super potere che incontra il… il…
Arrrrrg!

Facciamo un respiro.

In tutto questo non ho scritto chi sono gli autori, ma tanto sono stranieri, per questo posso parlarne male. Quindi tralasciamo, e andiamo alle conclusioni.
Alcune delle diciotto storie sono interessanti, alcune anche belle. Ma nel complesso l’ho trovato narrativamente ripetitivo ed è un peccato perché in sé il progetto è interessante.
Quindi, che devo dirvi?
Fatevelo regalare・

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